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Visio Absoluta - Bozza   Message List  
Reply Message #24 of 26 |

Visione Assoluta
www.visioabsoluta.com
Regia: Giorgio Viali
www.videoregista.com

Bozza di Sceneggiatura - Settembre 2011
E' un lungo monologo che puo' essere per la maggior parte letto da un'attrice e
interpretato da altre due o tre attrici.


Ci sono immagini ricorrenti nei miei progetti e nelle mie visioni.
Una donna seduta su una sedia. In una stanza vuota. Che sfoglia una rivista.
Guarda. Desidera. Confronta immagini. S'immagina. Si desidera. Prova a definire
e a quantificare quanto lei sia desiderabile.

Sono desiderabile?
Quanto?
Quanto mi guardano le altre donne e gli uomini?

Non e' la bellezza che conta.
Non c'e' bellezza.
C'e' solo ostentazione.
Ovvero la capacita' di credere nella propria bellezza.
La consapevolezza di essere desiderabile.
Quanto sono capace di imporre la mia immagine?
Quanto credo nella mia immagine?
Quanto sono in grado di gestire e rappresentare me stessa.
Fino a che punto metto in gioco la mia credibilita' nell'ostentare?

Il corpo e' importante!
Il viso e' importante!
Ma sono soprattutto i gesti che definiscono l'ostentazione. E dietro i gesti la
fede.
La capacita' di guardare tutto e tutti dall'alto.
Il riconoscersi al di sopra della media, al di sopra della normalita'.

E' un compito gravoso ostentare. Faticoso.
Imparare l'ostentazione non e' semplice.

La donna sfoglia una rivista di moda. Piena di pubblicita'.
Ha un compito. Scegliere. La vita e' fatta di scelte.
Scegliere l'immagine. Scegliere a quale immagine aspirare.
Non sono i corpi delle modelle ad interessare.
Oggi i corpi della pubblicita' sono inconsistenti.
Svuotati, non solo di peso ma anche di senso.
I corpi in pubblicita' non hanno ne' peso ne' senso.
Sono altre le cose importanti!
Lo sappiamo bene!
Sono messaggi non verbali, non corporei, che definiscono la nostra scelta.
Che ci spingono verso un modello.

La donna guarda con attenzione.
Vorrebbe. Certo fin che guarda, fin che si immagina, fin che prova a credere,
non le sfuggono gli abiti e gli accessori.
Possono aiutarla. Possono rendere l'ostentazione più credibile.
Possono sostenere, sorreggere, modellare la propria fede.

Dopo aver sfogliato con cura la rivista. Avanti e indietro.
La donna ne strappa una pagina.
Piega il foglio strappato e se lo mette in tasca.
Non nella borsetta. Infila il foglio in tasca. Vicino al suo corpo.
Poi si rende conto che deve far toccare quel foglio al proprio corpo.
Far in modo che ci sia uno contatto fisico.
Infila il foglio sotto la camicetta...
Poi la donna si alza e lascia la stanza.

L'azione sfuma.

Una donna davanti ad una videocamera.
Accende la videocamera. Gira il display verso di se. Si guarda nel display.
Cerca la posizione migliore. L'angolazione migliore. Controlla la luce.
E poi inizia a parlare.
Noi non sentiamo cosa dice. Vediamo solo questa donna che parla. Parla a lungo.
Si racconta. Non vediamo nemmeno la sua bocca. Ma solo un'inquadratura di
primissimo piano degli occhi.
La donna smette di parlare. Regola nuovamente la videocamera.
Inizia a leggere da un foglio. Adesso sentiamo quello che dice:

Visione Assoluta e' un laboratorio di recitazione.
Per imparare a recitare, per essere dei bravi attori,
delle brave attrici, teatrali o televisivi o cinematografici,
oggi bisogna saper ostentare, essere capaci di ostentazioni.
Bisogna accettare e sostenere una sorta di fissita' del ruolo,
dello sguardo, del corpo intorno ad un'idea fissa, ad una fede, ad una Visione
Assoluta.
Vogliamo ostentazioni dagli attori, dalle attrici.
Come strumento preliminare per accedere alla rappresentazione.

Non c'e' immagine senza ostentazione.
Non c'e' rappresentazione senza fede.
Non c'e' corpo senza rappresentazione.

Il video serve a promuovere e a pubblicizzare un Laboratorio di Recitazione.
La donna che vediamo e' un'attrice. E anche un'insegnante di recitazione.
Si e' confrontata a lungo con l'ostentazione.
Conosce l'ostentazione. Conosce la fede.
Ha chiamato questo Laboratorio "Visio Absoluta" Visione Assoluta.
Perche' sa' che molti registi, teatrali, cinematografici, questo ricercano.
Una visione assoluta. Una visione senza limiti.
Vorrebbero poter gestire attori e attrici senza limiti.
Corpi, emozioni, sguardi, immagini, rappresentazioni, visioni.
Solitudini, incertezze, precarieta', disillusioni, ambiguita', finzioni.
Vorrebbero ambiguamente scoprire i limiti e oltrepassarli.
Senza riguardo, senza rispetto. Senza remore.
Senza rimpianti.
Si' perche' un confine e' definito dall'esistenza di un'altra entita' che lo ha
fissato.
E oltrepassare un confine vuol dire entrare non invitati. Senza il permesso.
Senza alcun diritto. Se non quello che un'attore e un'attrice dovrebbero dare.

L'azione sfuma.

Rivediamo l'insegnante di recitazione ed un'allieva del laboratorio di
recitazione.
Entrambe in piedi. Una di fronte all'altra.
L'insegnante di recitazione chiede all'allieva di leggere davanti alla
videocamera.
L'allieva legge:

Per imparare a recitare, per essere dei bravi attori,
delle brave attrici, teatrali o televisivi o cinematografici,
oggi bisogna saper ostentare, essere capaci di ostentazioni.
Bisogna accettare e sostenere una sorta di fissita' del ruolo,
dello sguardo, del corpo intorno ad un'idea fissa, ad una fede, ad una Visione
Assoluta.
Vogliamo ostentazioni dagli attori, dalle attrici.
Come strumento preliminare per accedere alla rappresentazione.

Non c'e' immagine senza ostentazione.
Non c'e' rappresentazione senza fede.
Non c'e' corpo senza rappresentazione.

Poi l'insegnante chiede all'allieva di spogliarsi.
L'allieva inizia a spogliarsi e l'azione sfuma.

Rivediamo l'insegnante e l'allieva.
L'insegnante da' all'allieva la videocamera.
Le chiede di provare a immaginarsi regista.
Le chiede di provare a confrontarsi con il ruolo di chi vuole.
Di chi chiede. Di chi desidera.
L'allieva chiede all'insegnante di spogliarsi.
L'insegnante inizia a spogliarsi.
L'azione sfuma.

Ecco ci siamo persi !
Ma non e' ancora il momento di costruire qualcosa.
Di ritrovare la strada.
Dobbiamo inoltrarci ancora in questa foresta d'immagini e ostentazioni.
Di ostensioni sovrapposte e di corpi che devono ancora provare la propria fede.
Come nella pubblicita' non sono i corpi che hanno un senso
ma i gesti e la fede dell'attore e dell'attrice.

Una donna nuda davanti ad una videocamera.
Si muove lentamente in una specie di danza rallentata e incerta.
Come a cercare dei limiti e delle tensioni corporee possibili.
Da offrire a se stessa e ad un possibile sguardo.

Una donna nuda con una fotografia di se' stessa nuda.
Si muove e tende la propria fotografia verso qualcosa o qualcuno.

L'azione sfuma.

Il primo piano di una donna. Come se fosse davanti ad uno specchio.
Si guarda. Si sistema i capelli. Si tocca le labbra. Soddisfatta.
Ripete ad alta voce:

Sono bella!
Sono proprio bella!
Sono bellissima!

Tutti mi vogliono!
Tutti mi desiderano!
Perche'?
Perche' sono bella.
Sono bellissima.

Lo ripete varie volte.

Sono bella!
Sono proprio bella!
Sono bellissima!

Tutti mi vogliono!
Tutti mi desiderano!
Perche'?
Perche' sono bella.
Sono bellissima.

L'azione sfuma.

Una donna in jeans e maglietta aderente si muove e balla.
Non ha paura di mettersi in mostra.
Non ha paura di mettere in mostra il suo corpo.
Il regista le ha chiesto di darsi. Darsi completamente.
Di mostrare tutta la carica di sensualita' che il proprio corpo
puo' esprimere.
Di non aver paura di sconfinare in movimenti e atteggiamenti pornografici.
Anzi di sfidarli. Riprenderli e reinterpretarli.
Come se si trattasse di una liturgia necessaria.
Di mettere in mostra completamente il proprio corpo.
Senza riserve. Senza paure. Senza limiti.

Ci sono sguardi che attendono.

L'azione sfuma.

Non vogliamo corpi.
Possiamo facilmente trovare corpi da guardare.
Infiniti corpi che si muovono sovrapposti in sequenze visive.
Superfici che si toccano. Ripetutamente.
Vogliamo vedere la fede.
Azioni e superfici che si muovono e agiscono per una fede.
Dentro una visione assoluta.

Corpi dietro sguardi.
Sguardi che trascendono corpi.

Ritroviamo l'insegnante di recitazione.
Legge da un foglio ad alta voce.
Come per provare un monologo.
Per sentire se quello che dice ha un senso.
Se le parole sanno far vibrare anche un corpo.

Ha senso oggi una Visione Assoluta?
In un mondo in cui le immagini hanno una durata limitata.
Dove c'e' solo un movimento compulsivo di produzione ed aggiornamento della
propria immagine.
Dove per rendersi visibili bisogna riprodursi dentro uno sguardo precario.
In un'immagine che non deve nascondere, non deve rivelare alcuna fede ma
rispondere
a riflessi condizionati di uno sguardo cresciuto in un universo televisivo?
Ci siamo lasciati alle spalle liturgie visive ed estetiche visuali massimaliste
e ideologiche.
La precarieta' ha investito anche la nostra immagine.
Cosa fare per ridare un corpo all'immagine?
Per riscoprire immagini dentro i corpi?
Per rappresentare fedi precarie dentro ostentazioni necessarie?
Come rappresentarsi in un mondo di immagini senza sguardi?
Come desiderare immagini ostentate e rappresentazioni corporee?

Visio Absoluta e' un Laboratorio di Recitazione.
Una fede precaria in un'immagine necessaria.
Una semplice stanza vuota in cui un'attrice possa immaginarsi.

L'azione sfuma.

Visione Assoluta
www.visioabsoluta.com
Regia: Giorgio Viali
www.videoregista.com
www.giorgioviali.com
gviali@...

settembre 2011





Wed Sep 7, 2011 6:46 pm

iviali
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